Archivi per: Dicembre 2007

Noi siamo il web

29.12.07 | da Mgo [mail] | Categorie: Attualità, tecnologia, internet

Riprendo questo link dal blog di Montemagno per segnalare questo bel video.

L’idea di paragonare il web al tessuto neurale non è nuova, ma sempre molto affascinante.

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Blog o Social Network?

16.12.07 | da Mgo [mail] | Categorie: Attualità, tecnologia, internet

Da qualche tempo sto sperimentando il cosiddetto “social network“. Per meglio dire sto provando qualcuno dei suoi strumenti più conosciuti (Facebook in primis ma anche Tumblr, ecc).

Tutto interessante e con aspetti che portano a considerazioni disparate.

Ma non è questo il tema su cui voglio soffermarmi.

La domanda che immediatamente mi sono posto è se questa “rete sociale” sia l’evoluzione e nello stesso tempo la fine del fenomeno “blog".

Pensandoci bene, non credo proprio. Sono convinto che il primato dei contenuti sia ancora indiscusso.
In un certo senso, sono d’accordo con Brian Clark nel dire che “For me, there’s really no appeal in spending a lot of time creating ‘user-generated’ content via a social networking application. That’s like remodeling the kitchen in a house you rent.”

Di seguito, un interessante post di Stefano Epifani che riassume molto bene anche il mio punto di vista.

Blog o Social Network? …è questo il problema?
via [Il Blog di Stefano Epifani]
Durante uno dei panel della recente manifestazione PiùBlog al quale ho partecipato con Tony, Massimo, Diego (che ora mi chiedo a quale blog si debba linkare), Tommaso e Sergio, è emersa a più riprese una tematica sulla quale vale la pena riflettere. Tematica che riguarda il rapporto tra blog e social network, e che più di uno dei presenti ha definito in possibile rotta di collisione.
In particolare si faceva riferimento a Facebook, sul quale la blogosfera italiana (e non solo) vive opinioni contrastanti; ma il discorso può essere allargato anche ad altri network, che proprio in questi giorni stanno evolvendo in forme sempre più “social".

L’idea è che lo sviluppo dei social network rischi di danneggiare quello dei blog, che qualcuno ha addirittura definito “morti". La facilità dei social network nel costruire reti relazionali, infatti, sarebbe tale da rendere questi strumenti preferibili rispetto ai blog per conoscere nuove persone, collegarle in reti più complesse o strutturate, portarle ad essere parte del proprio network. Che i social network consentano di costruire …network è indubitabile ma i sostenitori di questa teoria, secondo il mio modo di vedere le cose, non prendono in considerazione un fatto centrale: la produzione dei contenuti.

In primo luogo i social network come Facebook o LinkedIn non entrano in contrasto con i blog, ma con essi si integrano nell’ottica della gestione di un lifestream sempre più complesso e completo. E’ probabile che molti degli utenti di Facebook non siano blogger, ma difficilmente i blogger abbadoneranno il proprio blog per curare meglio il profilo su Facebook. Senz’altro lo aggregheranno, come vi aggregheranno anche l’acconto twitter o il tumblr.

In secondo luogo la coesione che c’è tra gruppi di blogger fa della blogosfera un social network naturale particolarmente efficace, anche se decisamente poco strutturato. Un social network che - a differenza degli altri - si basa sui contenuti quali elemento cardine della relazione. Il fatto che i blogger siano produttori di contenuto non è affatto indifferente rispetto alle dinamiche di sviluppo dei social network e fa dei blog - intesi come conversazioni - il terreno ideale per supportare lo sviluppo dei social network. Ma certo senza esserne cannibalizzati.

A seguito si sono sviluppati una serie di commenti molto interessanti che vale la pena leggere. Qui si può trovare un sunto.

25 anni di Commodore 64

12.12.07 | da Mgo [mail] | Categorie: Attualità, tecnologia

25 anni di Commodore 64
via Il Disinformatico by Paolo Attivissimo on 12/10/07

C64 forever… anche se io avevo lo Spectrum

Prima della tifoseria Windows contro Mac, prima che molti degli script kiddie di oggi sapessero distinguere un portarotolo da una porta USB, c’era la contesa fra utenti Commodore 64 e utenti Sinclair Spectrum. Io ero un Sinclairiano. Ero povero e invidiavo chi si poteva permettere il C64.

Ma se c’è un pregio della vecchiaia (intendo “vecchiaia” solo in termini informatici), è che stempera le tifoserie, per cui festeggio con piacere la vittoria storica del rivale del mio amato Spectrum. La tavoletta nera coi tasti di gomma sui quali ho mosso i miei primi passi nel personal computing e le notti insonni passate a fare grafica 3D (wireframe, cosa credete) in 80 K di RAM (sì, ottanta) saranno sempre fra i miei ricordi informatici più cari.

All’epoca, lo Spectrum era la macchina per smanettoni; il C64 era considerato troppo da figli di papà (un po’ come il Mac di qualche tempo fa e ancora oggi, per alcuni che stanno ancora dormendo). Però il Commodore 64 ha dimostrato di essere una macchina assai più longeva e mitica, e questo va riconosciuto.

Correva l’anno 1982. Il primo PC IBM aveva sì e no un anno, lo smiley era appena stato inventato da Scott Fahlman, una certa Micro-Soft aveva da poco rilasciato una cosa chiamata MS-DOS, il Minitel francese muoveva i primi passi, Arpanet veniva coraggiosamente ribattezzata “Internet", c’era la guerra delle Falkland, Reagan presidente, la DeLorean Motor Company falliva, morivano Gilles Villeneuve e Roberto Calvi, c’era ancora l’Unione Sovietica, dilagava il cubo di Rubik, debuttava il CD. I film dell’anno erano E.T., Star Trek: L’ira di Khan, Tootsie e Ufficiale e Gentiluomo. Supercar era considerato il non plus ultra dell’intrattenimento. Avete inquadrato il contesto? Se non avete annuito con nostalgia ad almeno una di queste citazioni, potete anche non leggere oltre.

Ancora qui? Bene. Allora godetevi questi numeri. Trenta milioni di pezzi venduti. Dodici anni di presenza sul mercato (fino al 1994), e il suo software vive ancora attraverso gli emulatori (qui ce n’è uno in Java). Dal 1983 al 1985, al mondo c’erano più C64 che PC IBM o Apple. Costava 595 dollari dell’epoca al debutto (il doppio del mio Spectrum), ma il prezzo scenderà rapidamente a un terzo.

La grafica? 40x25 caratteri o 320x200 pixel: quella di un telefonino di oggi. Sedici colori. No, non sedici milioni: sedici e basta, ed era meglio di quello che potevano fare i rivali IBM e Apple. Il resto lo faceva la fantasia.

A differenza dei rivali per il mondo professionale, per il Commodore 64 il monitor non era indispensabile: aveva un’uscita composita e un modulatore TV, per cui si attaccava a un qualsiasi televisore sintonizzandolo su un canale libero.

Anche l’audio era straordinario, rispetto alla concorrenza: tre canali separati, otto ottave, quattro forme d’onda, mentre IBM e Apple avevano uno squallido altoparlantino che faceva “bip” e basta.

Memoria: 64 K di RAM (donde il nome). Processore: un megahertz. Avete letto bene. Pensateci, la prossima volta che il vostro mostro di gigabyte e gigahertz annaspa a far girare Vista o Leopard. E il C64 si accendeva subito. Tempo di boot? Zero.

Di dischi rigidi, CD-ROM o roba del genere, manco l’ombra. Non c’era neppure il floppy: o meglio, c’era, ma si comperava a parte e costava un rene. C’erano le cartridge, ma erano rare e venerate come le ragazze ai raduni dei geek (allora più di oggi; è un miracolo che gli informatici non si siano estinti).

Ci si arrangiava, come si faceva del resto con lo Spectrum, con un registratore a cassette (uno dedicato, il Datassette, nel caso del C64, uno qualsiasi nel caso dello Spectrum). Sì, i dati venivano registrati su nastro, a 300 baud. Il procedimento era di una lentezza esasperante e di un’affidabilità che fece scoprire agli informatici nuove vette di sofferenza. Per noi, dopo l’agonia della cassetta, un crash di Windows sarebbe sembrato niente.

A proposito di Windows: Antonio Dini, fra l’altro, segnala nella sua celebrazione del C64 che il BASIC installato nel Commodore 64 era quello di un certo Bill Gates, al quale fu pagato poche migliaia di dollari una tantum per poi essere rivenduto dalla Commodore in milioni di esemplari. Zio Bill imparò la lezione.

Riguardando l’informatica di allora con gli occhi di oggi, sembra davvero un miracolo che ci sia stato un boom basato su trabiccoli di questa natura. Ma era proprio questo il bello: studiare, comperare riviste specializzate (mica c’era Internet!), digitare a mano interi programmi trascrivendoli dai listati delle riviste, scambiarsi trucchi per tirar fuori qualche prestazione in più, essere pionieri.

Essere padroni di quel piccolo mondo, di quei sessantaquattro miseri kappa (che poi erano in realtà di meno), poter creare noi stessi un programma, invece di dipendere da quello che passava il convento, era esaltante e liberatorio, come lo era stato l’avvento delle radio libere o del videoregistratore.

Uno sprite alla volta, sentivamo di poter cambiare il mondo. E alcuni di noi l’hanno fatto: hanno costruito Internet.

Mgo

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